Brexit: perché non possiamo festeggiare?

Potremmo semplicemente affermare che la Brexit sia poca cosa, visto che il Regno Unito vi aveva aderito in maniera limitata, spocchiosa e con atteggiamenti politici tra il ridicolo e l’indecente. La cultura anglosassone è fatta di isolazionismo, nazionalismo, razzismo vetero e neocoloniale, individualismo, utilitarismo. Basta guardare che cosa ha dato quel paese alla filosofia ed alla politica negli ultimi secoli. Piuttosto diversa (senza giudizi morali) rispetto alle nostre radici culturali anche se queste ultime sono state ormai asfaltate sotto una coltre di aberrante angloamericanismo.

Potremmo affermare che la Brexit sia poca cosa, ma non lo è. Non è semplicemente un precedente antieuropeista, è un vero e proprio attacco politico all’Europa e i mandanti principali sono oltreoceano. Anche se, potrebbero beneficiarne, in termini di bilancia politica sul fronte di classe anche le élites europee.

Non che Le Pen, Salvini e Putin non possano festeggiare, ma per questi signori la soddisfazione è limitata, forse unicamente morale ed ideologica. Mentre a Washington la soddisfazione travalica le fisse ideologiche o le questioni morali. E’ stato messo a segno un ulteriore colpo al’Europa politica, economica, all’euro. All’odiatissimo euro che rischiava di far inabissare la centralità della finanza basata sul dollaro! E in parte minore anche sulla sterlina, certo.

La guerra contro l’euro non è finita, quindi. E probabilmente continuerà con ulteriori mezzi. Si apre ora una nuova fase di incertezza ed instabilità. Dopo la stagnazione economica, la disgregazione.

Per la Cina la Brexit non è una bella cosa. L’ultima visita di Xi Jinping a Londra aveva visto, per la prima volta in assoluto nella storia cinese, l’interferire del presidente cinese negli affari di un altro paese, affermando chiaramente che per la Cina un Regno Unito in Europa era la soluzione migliore. Investimenti, commercio, posti di lavoro: di questo si parla e si parlava. I cinesi sono gente pratica! La Cina, comunque, si adatterà al nuovo corso, come sempre, anche se di malavoglia.

In Italia girano diverse posizioni al riguardo. Una che dice come “fosse giunto il momento, per gli inglesi, di andarsene”. L’asse geopolitico angloamericano ne verrebbe indubbiamente colpito. Avremmo, quindi, vinto il referendum! Peccato che: 1) il referendum non fosse stato indetto per spedire con un bel calcio il Regno Unito fuori dall’Europa, ma piuttosto per il motivo opposto! 2) l’hub finanziario britannico continuerà a macinare globalizzazione (è al primo posto nel mondo per prodotti e servizi finanziari!) con minori controlli sui capitali in entrata ed uscita 3) una ulteriore deregolamentazione del mercato del lavoro si sarebbe affermata 4) un cattivo esempio politico si sarebbe affermato, innanzitutto per  i nuovi membri dell’Unione  e per i paesi del Nord Europa 5) il Regno Unito (come poc’anzi accennato) sia uno dei principali attori e promotori della globalizzazione; altro che protezione degli interessi nazionali, magari dei poveri allevatori delle Midlands piuttosto che dei pensionati inglesi.

Un altra posizione è per prendere atto di questa cosa e lottare di conseguenza contro l’UE, affamatrice di popoli. Questo atteggiamento, senza capire che senza una Unione economica, i nostri rispettivi paesi, presi singolarmente, sarebbero stati massacrati dalla globalizzazione! Questa è una posizione rassicurante, fintamente di lotta, che riesce a recuperare i dogmi di una certa sinistra residuale e passé che, non essendo riuscita a costruire  un’opposizione continentale, ripiega ora sull’ambito nazionale sperando di ricostruirsi un’agibilità politica. Tanti auguri!

C’è, infine, chi si è reso conto che entrambe le opzioni in gioco sono pilotate dal capitale globalizzato e globalizzante (inevitabile, mancando altri attori….!) e i sono i migliori. Una ulteriore osservazione prima di passare oltre: è in atto uno scontro all’interno del capitale finanziario globalizzato occidentale tra l’asse angloamericano e l’asse eurocontinentale, scontro per cui due diverse case massoniche sono mobilitate. Diceva Marx che la Massoneria era il migliore e più efficiente partito politico di cui si fosse mai dotata la borghesia per la difesa dei propri interessi di classe. Altro che complottismi!

Intorno alla domanda su chi abbia vinto con la Brexit, Richard Seymour, commentatore del Guardian, ci dice un pò di cose illuminanti:

The racists have successfully articulated a broad antiestablishment sentiment – originating in class injuries, regional decline, postindustrial devastation, generational anxieties, etc. – along bigoted, national chauvinist lines. The vote cannot be reduced to racism and nationalism – but that is the primary way in which it has been organised and recruited and directed, and that is the primary way in which the outcome will be experienced. That this was achieved so soon after the fascist murder of a centre-left, pro-immigrant MP, is stunning in a way. It says something about the truculence of some of the chauvinism on display. It says something about the profound sense of loss which a reasserted ‘Britishness’ is supposed to compensate for.

Chi ha votato per Brexit?

House prices will fall, savings will be diminished, the pound will weaken, jobs will dry up. Well, that’s all true. Except. Not everyone benefits from the insane property market. Not everyone has savings. Not everyone benefits, as the City does, from a strong pound. Manufacturing has suffered from that priority. Large parts of the country have been haemorrhaging jobs for years. ‘The economy’ is not a neutral terrain experienced by everyone in exactly the same way. And some of the votes, coming in core Labour areas, not necessarily strongly racist areas at first glance, indicate that. So people have voted against an economy that wasn’t working to their benefit. (That doesn’t mean the practical alternative will not be worse. I suspect it will be a great deal worse.)

Hanno votato per Brexit, oltre ai nazionalisti sfegatati, coloro che sono i perdenti della globalizzazione. Tuttavia, come nota Seymour, anche per costoro il futuro sarà ben peggiore. E’ la destra che vince, la destra della paura, del sospetto, dell’orticello da coltivare. Mentre là fuori il mondo corre. Ma sul tema del presente e del possibile futuro del continente torneremo con un più dettagliato articolo in seguito.

Una prima analisi del voto ci dice che la Brexit è prevalsa soprattutto tra i più anziani, mentre la Bremain tra  i più giovani. Un modo gentile per dire che i vecchi l’hanno messo nel culo ai giovani. Normale amministrazione, anche da noi è così! Ma, come dicevo poc’anzi, sono quelli che hanno perso con la globalizzazione ad aver votato contro quelli che vi ci sono adattati, e sono riusciti a costruire qualcosa. Una domanda mi sorge spontanea: perché costoro non si sono battuti, nei lustri precedenti, contro la globalizzazione?

Per ora può bastare, nei prossimi giorni tornerò sull’argomento. Un’ ultima cosa: in Italia un referendum di questo tipo non è possibile, visto che la nostra Costituzione non ammette di indire dei referendum sui trattati internazionali. Chi lo propone dice cazzate buone solo a prender voti.

 

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