LO STRANO CASO CARL ZEISS JENA. IMPRESE/UNA TANGENTOPOLI TEDESCA?

VEB Carl Zeiss Jena, Gebäude
ADN-ZB Kasper 19.1.1987 Bez. Gera: Ein Lasershowgerät für das Berliner Planetarium ist jetzt in der neuen Astrojustierkuppel (Foto) des Kombinates VEB Carl Zeiss Jena getestet worden. Planmäßig gehen die Arbeiten für das in der DDR-Hauptstadt entstehende moderne Sternentheater voran.
Avvenimenti, 19 febbraio 1997, Maren Weisshuhn.
L’ultima settimana di sessione del 1996 al parlamento del Land Thueringen, il deputato Franz Harrer del PDS si alza in una sala che attende col fiato sospeso. Harrer vuole sapere dei miliardi che il Land Thueringen ha pagato per salvare i 69 mila posti di lavoro della Carl Zeiss Jena. Il governo tace “almeno fino a primavera”. Allora i giochi saranno fatti, e della Jenoptik AG, ex Carl Zeiss Jena, resterà solo un buco nei conti del Land Thueringen, proprietario del fiore all’occhiello del governo di Honecker. Dopo quella data, infatti, Jenoptik dovrebbe essere quotata in borsa e smembrata per facilitarne la privatizzazione. Nel novembre del 1989, subito dopo la riunificazione, Carl Zeiss Jena era ancora un gigante. Mentre in tutta la DDR le industrie chiudevano una dopo l’altra, a Jena si lavorava col carnet pieno, e i manager degli altri paesi facevano la fila per offrirsi come partner. Troppo tardi. Già nel 1988 il primo ministro del Land Baden-Wuerttemberg, il democristiano Lothar Spaeth, aveva visitato Carl Zeiss Jena con ingegneri e contabili, ufficialmente per raccontare in Germania Ovest di quali meraviglie fossero capaci i fratelli d’oltrecortina. In realtà Spaeth era in Thueringen per risolvere una vecchia diatriba. Dopo la separazione delle due Germanie, anche la Carl Zeiss rmase spezzata in due. Una parte minore, che si trovava appunto nel Baden-Wuerttemberg, aveva continuato la produzione di orologi. La riunificazione poteva significare la fine per i fratelli minori (occidentali). Spaeth si trova in Thueringen da trionfatore. La riunificazione è inpratica la riconquista. E Spaeth impone il passaggio del nome della Carl Zeiss di Jena alla Carl Zeiss di Oberkochen. Il gruppo di Jena, che passa sotto il controllo statale, viene rinominato Jenoptik. Non appena i nuovi manager mettono piede nella palazzina ottocentesca della direzione, trovano un’altra sgradevole sorpresa: Spaeth non si è solo portato via il nome, ma anche prodotti e piani di produzione. Dopo 244 anni di storia, l’industria di Jena si trova a dover ricominciare da zero. I 69 mila dipendenti vengono ridotti a 23 mila nell’arco di tre mesi, si teme la chiusura. Proprio in quel momento, con la fabbrica occupata dai sindacati e dai lavoratori in rivolta, si ripresenta Lothar Spaeth, la cui carriera politica nel frattempo è stata spazzata via da uno scandalo per delle regalie. Alcune aziende gli evavano offerto viaggi ed oggetti: lui ammette, e con le dimissioni evita un’inchiesta giudiziaria. Spaeth si catapulta in Thueringen, e promette che per il 1995 riporterà la Jenoptik in attivo e salverà 12 mila posti di lavoro. Gli credono. Il Land Thueringen versa dapprima 1,7 miliardi di marchi, poi altri 300 mila marchi. In tutto oltre duemila miliardi di lire. I disoccupati vanno tutti in una speciale cassa integrazione, l’ABM. L’impossibile pare avverarsi. I ricercatori di Jena completano il miracolo. Alla fine del 1995 Jenoptik è davvero in attivo, ed i posti salvati sono 13 mila. La stampa tedesca celebra Spaeth manager dell’anno. Ma a Jena i musi sono più lunghi che mai….. e già. Spaeth ha salvato Jenoptik, ma come? Lo spiegano il PDS e i sindacati: innanzitutto Spaeth ha ricevuto molto più dei duemila miliardi di cui si sapeva. Il Land Thueringen ha creato delle fondazioni per il sostegno dell’economia. Attraverso queste fondazioni potrebbero essere stati versati altri 3500 miliardi, nessuno sa per cosa. Le società straniere che hanno comprato “pezzi” di Jenoptik, non solo non li hanno pagati, ma hanno ricevuto – proprio dal pozzo dei duemila miliardi – delle “gratificazioni” multimiliardarie. Con quei soldi hanno comprato i brevetti sviluppati dal settore della ricerca di Jenoptik, che specie nella optoelettronica, nell’ingegneria spaziale e nella ceramica hanno sviluppato nell’ultimo quinquennio alcuni tra i migliori prodotti esistenti sul mercato. Anche gli italiani hanno potuto “mungere” il Land Thueringen. Solo la Metecno di Tribano avrebbe intascato 2 miliardi di lire. Per lo meno, però, le industrie estere hanno salvato dei posti di lavoro, e continuano ad operare a Jena. La Jenoptik di Spaeth, invece, ha salvato solo 1350 posti di lavoro, sostiene il PDS. E gli altri 12 mila di cui parla il bilancio 1995 della Jenoptik? Ci sono. Ma non a Jena. Spaeth ha infatti utilizzato una parte dei duemila miliardi per rilevare cinque industrie decotte a Stoccarda, Kiel, Amburgo, Berlino, Francoforte. Con quei dipendenti si arriva ad oltre 13 mila addetti. Quasi tutti nella Germania Ovest, pagati dal contribuente con i versamenti straordinari per il salvataggio dell’ex-DDR. I soldi sono spariti. Spaeth, preparando l’entrata in borsa di Jenoptik, l’ha divisa in tre holding: una per le proprietà immobiliari, che ora vengono cedute, dato che le fabbriche sono chiuse; una per gli affari finanziari; una per l’industria in via di macellamento: i pezzi migliori venduti alla concorrenza, il resto liquidato. Il PDS chiede una commissione d’inchiesta, ma i tempi saranno lunghissimi. I miracolati, italiani compresi, stiano tranquilli, nessuno chiederà loro spiegazioni. In Germania Tangentopoli non è solo una parola per definire la gestione dell’economia in Italia…

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