Trump ha vinto. Inizia un’era “interessante”.

Trump ha vinto. Alcuni dati sono di interesse primario per capire cosa è veramente successo. La questione è che è la Clinton e l’establishment “responsabile” e “centrista” ad aver perso vergognosamente. A conti fatti Trump non ha dei grandi meriti. E’ la ribellione della classe media annientata dalla crisi e dalla globalizzazione. E’, anche, la vendetta della classe operaia al trattamento ricevuto dalla classe dominante americana, certo.

Ma non solo. E’ chiaro che è diminuita l’affluenza alle urne, e ciò che veramente impressiona è la perdita di milioni di consensi (dieci!) da parte della Clinton e del clan democratico, vera truffa dell’ipocrito sistema politico d’oltreoceano. E’ una perdita secca e meritata, che certamente renderà felice anche Anonymous, che nei confronti di Hillary ha di certo qualche cosa da dire ed ha dei conti in sospeso. Altro punto interessante è che i voti persi dalla Clinton sono quelli di sinistra e dei democratici stessi, mentre a destra il voto si è comunque (anche se in forma ridotta) riversato su Trump, versione originale di un modo di essere, di pensare e di vedere la vita.

Tuttavia, al di là della retorica, poco di quello che ha promesso Trump per irretire il pubblico votante statunitense sarà realizzabile. Anche perché, buona parte dei repubblicani che egli rappresenta non sono della stessa idea protezionista che contraddistingue il prode Trump, alias l’upupa.

Sarà difficile mettere un muro che sia seriamente inespugnabile tra USA e Messico, sarà – piuttosto – fattibile un modesto controllo dei flussi migratori. Sarà difficile riportare in casa le industrie americane o comunque quelle produzioni che potrebbero in qualche modo essere fattibili negli USA. A meno che i cinesi (e gli indiani, i filippini, i vietnamiti, i tailandesi, i bangladeshi….) non muovano dito a venir de-industrializzati a loro volta e gli statunitensi non si adattino a lavorare ad 1 dollaro l’ora. Tutto può essere, ma ci crediamo poco.

Staremo a vedere, e con grande interesse, poiché una nuova amministrazione è sempre interessante, a prescindere dalle stronzate che spara il neo-eletto presidente, di volta in volta. Sarà, altresì, difficile che egli mantenga il disimpegno nella NATO ed in Europa, cioè in Ucraina, dove una bella fetta dei repubblicani non intende proprio mollare posizioni. Sarà pure difficile mollare, se non parzialmente, in Asia, dove si pensa di riarmare il Giappone per fronteggiare il pericolo (abbastanza concreto) del militarismo espansionistico cinese. Stessa musica in America Latina, dove ormai gli USA si sono ripresi quasi tutto il continente (grazie al “progressista”Obama).

Staremo a vedere, il nuovo periodo storico si preannuncia molto interessante.

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