Letteratura albanese, Realismo Socialista 1945-1990, Dhimiter S. Shuteriqi, Ismail Kadare, Dritero Agolli. Un libro di Davide Rossi.

lettDavide Rossi, viaggiatore bulimico, uomo di accesa cultura, i cui tratti caratterizzanti possono essere ritrovati all’interno di uno spettro di possibili incarnazioni comprese tra due estremi rappresentati dallo spirito d’avventura dannunziano, da una parte, e dall’impegno totale dell’uomo di cultura in quanto militante politico, dall’altra, è senza ombra di dubbio tra i maggiori, se non il maggiore, conoscitori e studiosi del Socialismo Reale su suolo italico.

Egli è studioso e conoscitore di quel mondo, delle sue forme espressive, arte e letteratura incluse, e attraverso il proprio personalissimo percorso di ricerca intende scandagliare il topos da lui prediletto: quello che conosciamo sotto il nome di “un altro mondo possibile”. Già osservai, a suo tempo, come Davide cercasse sistematicamente un approdo, sia politico che affettivo, ad una dimensione altra ed autenticamente umana, lontana dall’alienazione economicistica e culturale dell’odierno sistema capital-consumistico. Quel mondo, geograficamente a soli pochi passi da noi, era veramente “l’altro mondo”, una realtà parallela, non solo possibile, ma realizzata pur tra mille contraddizioni, la cui stella polare voleva essere quella della giustizia sociale e dell’uguaglianza. Una realtà nella quale la cultura, quella fatta di vita vissuta realmente insieme ai propri simili e da una ricerca dell’essenza delle cose in maniera concreta, nel quotidiano, era moneta corrente, misura di un popolo in movimento.

Davide è un intellettuale ribelle, caratteristica che difficilmente si ritrova nella schiera dei cosiddetti uomini di cultura contemporanei, più impegnati a non muovere le acque e ad allinearsi ben coperti, piuttosto che a dire qualche parola di critica all’andazzo corrente. Ed è con uno spirito decisamente non conciliatorio, anche se pacato, nei confronti della cultura dominante troppo spesso complice di misfatti planetari di prima grandezza che Davide ha condotto questa ricerca.

Il mondo socialista albanese, oggi impensabile e non solo una strana e lontana “località” dello spirito, forse addirittura incomunicabile ad un giovane privo di certe esperienze, è stato – tuttavia – realizzato come parte integrante di un più vasto campo socialista, dalle generazioni passate. Grandi generazioni, quelle del non troppo lontano passato europeo, gente dalle larghe spalle che, pur tra contraddizioni difficilmente risolvibili, si sono battute per gli ideali di giustizia ed uguaglianza con slancio e generosità ancora ineguagliati. Gente capace di sacrifici inenarrabili tanto quanto di futuro.

In quel contesto storico ed antropologico, il socialismo albanese ha rappresentato un elemento singolare soprattutto perché alimentato da una particolare dimensione culturale che è quella del popolo albanese, un popolo fiero, avvezzo a sopportare durezze, per l’appunto, indicibili.

In questo lavoro, pubblicato da PGreco, si mappa quella precisa realtà storica nata da una durissima guerra di liberazione contro il nazifascismo e lo si fa attraverso i maggiori scrittori dell’epoca socialista: da Ismail Kadare ad Adelina Mamaqi, da Dhmiter Shuteriqi a Kemal Stafa, passando per Aleks Caci e Dritero Agolli. Personaggi che non solo hanno dato tutto per l’ideale, ma si sono sentiti in prima linea nella costruzione della nuova Albania. Senza anticipare troppo di un libro che va letto e soppesato per intero, si narra anche di coloro che hanno abiurato alla propria funzione di intellettuale organico al popolo. Questioni, queste, che ognuno poi deve giudicare sotto il duplice profilo pubblico/privato, ma che spesso tocca anche aspetti fondamentali quali la qualità letteraria di ciò di cui si narra. E questo, direi, è tipico e si comprende meglio se solo si capisce che sono gli ideali e le grandi esperienze formative a muovere le capacità dell’uomo; è dalle esperienze della vita che la letteratura, giocoforza trae la sua potenza, spunti e vitalità.

Si narra, anche, in questo meraviglioso testo, della crisi generata dalla de-stalinizzazione e della vicinanza con la Cina, avvenimenti – questi – che hanno fornito argomenti di scrittura, ma anche di profonda riflessione sul senso ed il percorso di ogni liberazione.

Si tratta, in conclusione, di un libro denso di contenuti originali che si snodano lungo quasi 140 pagine di una storia, quella della letteratura socialista d’Albania, tanto grande quanto sconosciuta. Dalla quarta di copertina:

È questa un’opera unica nel panorama italiano, la sola ad affrontare unitariamente la letteratura albanese del periodo socialista (1945 – 1990), con attenzione per i suoi più rilevanti autori: Dhimitër S. Shuteriqi, Ismail Kadare, Dritëro Agolli. Nella costruzione di una società fondata sull’eguaglianza, dopo secoli di sfruttamento e sopraffazione, il ruolo assolto dalla letteratura è stato centrale, mentre le donne e gli uomini si emancipavano vivendo una stagione esaltante, segnata dal trionfo sull’analfabetismo, dall’elettrificazione, dalla prima industrializzazione. La letteratura socialista in generale e quella albanese in particolare sono sicuramente letterature militanti e antifasciste, tuttavia non monotematiche, anzi capaci di abbracciare una vastità di temi che travalicano l’immediata contingenza politica e le necessità ideologiche. Davide Rossi con straordinario coraggio ha affrontato la sfida di riflettere sulla letteratura socialista albanese, ne è scaturito un libro affascinante, capace di restituire alla letteratura mondiale pagine di avvincente bellezza e di radicale impegno politico.

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